La struttura del bilancio

Come abbiamo visto, il bilancio deve rispettare il principio di specificazione, pertanto le voci sono scritte in modo analitico. La legge che regola la struttura del bilancio è l'art 25 numero 196/2009, con il seguito di rispettare i vari principi. Possiamo dividere il bilancio in unità elementari, che rappresentano le tipologie di entrata e i programmi di spesa, i quali vengono votati dalle due Camere. Possiamo quindi suddividere in categorie le entrate e le spese, lo vedremo qui sotto.
Iniziamo con le entrate, che possono essere suddivise in titoli, tipologie, categorie, programmi e ricorrenti e non ricorrenti. I titoli sono principalmente 4 e sono i seguenti:
  • Entrate tributarie: sono le entrate provenienti da tasse ed imposte, sono correnti.
  • Entrate extra tributarie: sono le entrate correnti provenienti da tutto quello non presente nelle tributarie (rendite, multe e sanzioni, interessi attivi ecc).
  • Entrate da alienazione: rappresentano le entrate, derivanti dalla vendita di beni statali (in conto capitale, quindi immobili o titoli) e dalla riscossione di crediti.
  • Entrate per accensione prestiti: definite anche finali, in quanto servono a placare il deficit di bilancio.
La seconda classificazione che possiamo fare è quello delle entrate ricorrenti e non ricorrenti, in base alla loro ricorrenza nel tempo (ordinarie e straordinarie potremmo dire). Ed infine abbiamo la divisione in tipologie, categorie e capitoli.

Anche le spese hanno una loro classificazione, difatti sono suddivise in: capitoli (in base all'oggetto), programmi (azioni da realizzare, per portare applicazione alle missioni) e missioni (obiettivi principali). 

Possiamo distinguere all'interno dei programmi le spese correnti, che sono quelle per il funzionamento regolare dell'attività pubblica, le spese di investimento (o in conto capitale), per potenziare le strutture produttive e le spese per il rimborso di passività finanziarie, che rappresentano gli interessi dei prestiti.  In base all'entità delle spese, vengono divise in macroaggregatori, che sono:
  • Macroaggregatori correnti: Debito pubblico, Oneri comuni, Funzionamento, interventi e Trattamenti di quescienza.
  • Macroaggregatori in conto capitale: Oneri comuni a medio/lungo termine e investimenti
A loro volta sono divise in spese rimodulabili e non rimodulabili. Le prime, sono formate da spese dei fattori legislativi e dell'adeguamento al fabbisogno pubblico. Per "fattori legislativi" s'intenono le spese previste per legge, che impongono un importo massimo, le seconde invece sono quantificate in base al fabbisogno delle Amministrazioni (pertanto non sono fisse). Le seconde vengono denominate spese rigide, perchè dipendono dalla legge, esempi sono: interessi passivi, pagamento stipendi e mutui (l'importo non può essere modificato). 

Per unità elementari delle spese, quindi intendiamo i programmi, che verrano sottoposti a voto dalle due Camere. 


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